L’occhio secco o sindrome dell’occhio secco è una malattia generata dalla disidratazione permanente della membrana che riveste internamente le palpebre e della cornea.
L’irritazione oculare causata da questa sindrome deriva da un’alterazione qualitativa oppure da un’eccessiva riduzione del film lacrimale che ricopre, lubrifica e protegge gli occhi.
Purtroppo non c’è una vera e propria cura per l’occhio secco poiché si tratta di un disturbo cronico che comunque è possibile prevenire.
Esistono però diverse terapie che l’oculista, dopo un esame approfondito della quantità, della qualità e della percentuale di evaporazione lacrimale, porrà in essere per alleviarne i fastidi.
Prevenzione dell’occhio secco
Ci sono diversi accorgimenti che si possono adottare per difendersi dall’insorgenza di questo disturbo, sempre che non si tratti della patologia vera e propria che solo in Italia colpisce il 90% delle donne in menopausa e circa un quarto dei soggetti con più di 50 anni.
In primis vale la pena adottare un sano stile di vita bevendo almeno 2 litri di acqua al giorno, cibandosi correttamente, dormendo almeno 8 ore per notte, evitando di trascorrere molto tempo davanti alla tv, al computer o allo schermo dello smartphone e indossando sempre gli occhiali da sole all’aperto per ripararsi dai raggi ultravioletti, dal vento, dal pulviscolo atmosferico e dagli allergeni.
Oltre a ciò è bene anche non abusare con l’uso delle lenti a contatto che, idealmente, andrebbero alternate agli occhiali.
Anche smettere di fumare è un altro modo valido per evitare la secchezza degli occhi; questo perché i fumi causati dalla combustione del tabacco riducono il film lacrimale prosciugando la cornea e favorendo un invecchiamento precoce delle strutture oculari.
Tali piccole accortezze contribuiranno notevolmente a prevenire l’insorgere dell’occhio secco.
Occhio secco: sintomi
Le avvisaglie che indicano una possibile insorgenza dell’occhio secco sono:
- Affaticamento oculare;
- Bruciore agli occhi;
- Dolore oculare;
- Fotofobia;
- Lacrimazione;
- Occhi arrossati;
- Opacità corneale;
- Prurito;
- Secchezza oculare;
- Secrezione oculare;
- Visione offuscata.
La suddetta sintomatologia può accentuarsi se ci si trova in ambienti ventilati o eccessivamente secchi, nello svolgimento di attività protratta davanti ad uno schermo e con l’utilizzo di lenti a contatto.
Qualora le avvisaglie persistano per più di 3 mesi, associandosi anche ad una sensazione di corpo estraneo e alla difficoltà ad aprire gli occhi al mattino, l’occhio secco potrebbe cronicizzarsi.
Dunque se si avvertono uno o più dei suddetti segnali è bene ricorrere tempestivamente ad una visita specialistica.
Occhio secco: cause
Le ragioni che possono portare alla comparsa della malattia, sono da ricercarsi nell’uso prolungato del computer e del telefonino, ma non solo.
L’eccessiva evaporazione del film lacrimale infatti è causata da fattori anche molto diversi fra loro:
- avanzare dell’età
- abuso di colliri;
- assunzione di farmaci;
- cambiamenti ormonali;
- eccessivo utilizzo di lenti a contatto;
- fattori ambientali;
- sindromi oculari.
Riguardo i problemi di salute pre-esistenti che potrebbero causare gli occhi secchi vale la pena citare: la carenza di vitamina A, il lupus, il diabete, l’artrite reumatoide, i disturbi della tiroide.
Occhio secco: diagnosi
Per diagnosticare l’eventuale presenza della sindrome dell’occhio secco occorre rivolgersi ad un oculista.
Lo specialista utilizzerà delle gocce coloranti a base di fluoresceina o verde lissamina per evidenziare la presenza di aree non ricoperte da lacrime.
Successivamente risalirà a quella che potrebbe essere la causa della malattia, attraverso un minuzioso esame dell’occhio, delle palpebre e della congiuntiva effettuando una biomicroscopia con la lampada a fessura.
Vale la pena precisare che si tratta di una procedura non invasiva e che non provoca nessun rischio.
La diagnosi viene confermata conseguentemente ad alcuni test:
- valutazione del tempo di rottura del film lacrimale, ovvero il lasso di tempo in cui si formano zone asciutte sulla superficie della cornea tra un ammiccamento e l’altro;
- test di Schirmer che valuta la lunghezza della porzione imbibita di una strisciolina di carta inserita nel fornice congiuntivale, tra la palpebra inferiore e l’occhio, in un certo lasso di tempo, in genere 5 minuti;
- test dell’osmolarità lacrimale per consentire una valutazione quantitativa del grado di alterazione delle lacrime.
Occhio secco: cura
Il trattamento dell’occhio secco differisce in base allo stadio in cui si trova la malattia e a seconda dell’entità dei disturbi.
Nelle forme più lievi basta evitare condizioni ambientali sfavorevoli e utilizzare regolarmente sostituti lacrimali.
Se i disagi persistono, può essere necessario ricorrere all’uso di antiinfiammatori, ciclosporina o di sostanze riepitelizzanti, sotto forma di in gocce, gel o unguento.
Potrebbero servire anche trattamenti specifici, come semplici impacchi caldo umidi oppure l’applicazione di dispositivi a luce pulsata.
Occorre ribadire che qualunque metodo di cura va impostato dal medico oculista, a seconda del quadro clinico di ogni singolo paziente, e rivalutata a intervalli periodici affinché sia conforme all’evoluzione nel tempo della malattia.
In conclusione, una corretta diagnosi, è la base di partenza migliore per approntare una terapia che si riveli davvero idonea per il trattamento dell’occhio secco.
































































